IL TUMORE DELLA MAMMELLA. Il dott. Piero Francioni risponde a alcune delle domande più frequenti delle donne

Inauguriamo così, con una breve selezione delle domande che quotidianamente medici radiologi e oncologici si sentono ripetere dalle donne di ogni età, uno sportello virtuale dedicato all'ascolto e al dialogo su un argomento tanto importante e delicato qual è il tumore della mammella, prima causa di mortalità per neoplasia nel sesso femminile.

Se anche voi avete dubbi, perplessità o volete di ricevere particolari informazioni sui temi della prevenzione e cura, scrivete a 


D. Nello studio della mammella è meglio eseguire la mammografia o l’ecografia?

R. Mammografia ed ecografia sono esami diagnostici tra loro complementari: l'uno non esclude l'altro, bensì l'insieme delle informazioni rilevate dallo studio contestuale (mammo-ecografico), nella maggior parte dei casi, sono conclusive ai fini di una diagnosi di benignità ovvero di malignità. 
È evidente pertanto che l'approccio fondamentale alla patologia mammaria si esegue attraverso la mammografia che, grazie a una elevata sensibilità, individua attraverso un occhio esperto di lettura (Medico Radiologo) la maggior parte delle lesioni maligne, soprattutto in fase precoce (microcalcificazioni), alcune delle quali possono essere confermate ed ulteriormente caratterizzate mediante l'ecografia.  


D. Ogni quanto tempo è opportuno ripetere la mammografia? A partire da che età?

R. La mammografia deve essere eseguita a cadenza annuale sicuramente dopo i 40 anni e a partire dai 35 anni di età nelle donne sintomatiche ( lesioni palpabili, addensamenti parenchimali sospetti) o che abbiano una familiarità diretta per via materna.
Solo in casi eccezionali, soprattutto nella rivalutazione di lesioni dubbie, possono essere ripetute alcune proiezioni mirate a distanza di tempo secondo quanto specificatamente indicato nel referto dallo Specialista Radiologo che ha individuato il reperto.  
           
D. Durante l’allattamento si può eseguire la mammografia?

R. L'allattamento non rappresenta di per sé una controindicazione alla esecuzione della mammografia, poiché le radiazioni ionizzanti possono provocare mutazioni nei tessuti, ma nulla di nocivo passa nel latte assunto dal neonato (nell'immaginario comune c'è grossa confusione tra radiazioni e radioattività). Certo è che anche in questo caso, visto il particolare aspetto della mammella secernente, devono esistere indicazioni precise allo studio mammografico che altrimenti potrebbe risultare inconcludente.
Fatevi sempre consigliare in merito dal vostro Radiologo di fiducia.
          
D. Quali sono gli sviluppi in caso di rilievo di noduli benigni o cisti mammarie?

R. Le lesioni benigne, siano esse di tipo nodulare o cistico, necessitano generalmente solo di monitoraggio nel tempo per verificarne l'accrescimento e l'eventuale evolutività.
Raramente possono assumere aspetti di malignità che il Radiologo, attraverso lo studio mammo-ecografico, qualche volta integrato da ulteriori step diagnostici (RM- prelievi agobioptici) riconosce agevolmente. 

D. Si può guarire dal tumore della mammella?

R. Guarire è un termine che ha una valenza talmente ampia sulla quale si potrebbe discutere a lungo.
Quello che sicuramente possiamo affermare è che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e delle possibilità della terapia oncologica (chirurgica e medica,) la sopravvivenza a lungo termine è condizionata dalla identificazione delle lesioni in fase precoce (più una lesione è piccola migliore sarà la prognosi). Questo ci consente di ribadire l'importanza della diagnosi precoce, che può essere effettuata solo grazie alla prevenzione primaria (mammo-ecografia annuale). 

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